Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

lunedì 22 gennaio 2018

Ti ricordi?

A cent'anni dall'Ottobre russo: la questione dell'internazionalismo

    «C'è chi immagina che l'esperienza storica dell'Ottobre 1917 sia ancora e sempre pregna di mirabolanti lezioni da impartire al presente, in primis riguardo alla "necessità del partito"... o della democrazia nel partito... o della non-democrazia nel partito (non ebbe forse ragione Lenin, solo contro tutti, sostenendo le Tesi di Aprile?); o, all'opposto, riguardo alle ragioni per cui la forma-partito o l'idea comunista tout court debbano necessariamente tramutarsi in un nuovo dominio... Insomma, ce n'è per tutti i gusti. Potendo disporre di una macchina del tempo, sarebbe interessante spedire tutti questi cultori della Historia Magistra Vitae proprio nella Russia del 1917, per vedere allora quanto poco il senno di poi sarebbe loro di conforto. Alcuni di costoro si scannano ancora per sapere esattamente in quale anno-mese-giorno le cose hanno cominciato a buttar male per la rivoluzione. Nel '21 (NEP)? Nel '24 (morte di Lenin)? Nel... (compilare a piacere, ndr)? Verità al di qua dei Pirenei, errore al di là. Poi arriva il solito anarchico impolverato, con l'aria di quello a cui non la si dà a bere: "...e Kronstadt???". Ecco un piccolo campionario dei temi e dei dibattiti che non appaiono in questo breve testo, se non per l'unico uso che oggi se ne può fare: lo scherzo. […]
    «I famosi “problemi” che l'umanità si pone solo allorché può risolverli, poiché “si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali esistono già o almeno sono in formazione” […], costituiscono un divenire in cui non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, ovvero non ci si confronta mai con gli stessi problemi. La concezione materialistica della storia non si propone di salvare il passato in quanto tale – foss'anche quello di un evento inaudito – e nemmeno le sue promesse o speranze, ma di isolare quei famosi “problemi”, ricondurli alle loro condizioni materiali, esistenti o in formazione, comprendere in che modo potevano essere e sono stati effettivamente risolti, e valutare infine se sono ancora i nostri problemi.
    «È a partire da questo punto di vista che oggi può essere proficuo ritornare sull’Ottobre. Si può abbordare la questione sotto vari aspetti; in queste poche righe, insisteremo su quello che ci preme maggiormente: la questione dell'internazionalismo. Perché ci si può girare intorno finché si vuole, ma alla fine una conclusione si impone: la rivoluzione proletaria del 1917-'21 è ancora una rivoluzione nazionale. È solo come tale – cioè in quanto passibile di imporsi, ancorché provvisoriamente, su un dato territorio nazionale – che essa poteva ambire a internazionalizzarsi. [...]»

In appendice: Guy Sabatier, Brest-Litovsk 1918; Gilles Dauvé e Karl Nesic, Russia 1917-1921.

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