Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

martedì 29 aprile 2014

Dossier-Bosnia

Autori Vari 

Il «dossier» che qui proponiamo, prende a tema l'ondata di lotte che ha investito la Bosnia-Erzegovina nel febbraio 2014, e si compone di due parti: il primo testo è un insieme di riflessioni e aneddoti scritti «a caldo» da un compagno che ha partecipato al movimento, corredato da una scarna cronologia; il secondo, di carattere più propriamente teorico, permette di inquadrare i recenti fatti di Bosnia alla luce della storia delle lotte di classe nell'area balcanica, e della loro trasformazione e ritrasformazione in «irrisolvibile montaggio» di confini nazionali e modulazione delle realtà etniche.
Evidentemente l'occasione è buona per mostrare, una volta di più, che al fondo della «balcanizzazione» della ex-Jugoslavia (e di ogni altra area) c'è sempre il rapporto capitalistico, e dunque il rapporto di classe fra proletariato e capitale: nulla di ciò che accade nella società del capitale è estraneo a questo rapporto. Ciò detto, se ci fermassimo qui, ci saremmo limitati alla polemica e alla riaffermazione di un principio. Vorremo invece, con questo «dossier», stimolare tra i nostri quattro lettori una riflessione sulle nuove configurazioni di cui la crisi attuale potrebbe essere portatrice. Come già messo in rilievo da altri prima di noi, la ristrutturazione capitalistica, a partire dagli anni 1970, ha posto in essere un nuovo e particolare assetto spaziale [...]. La crisi attuale è anche crisi di questa organizzazione spaziale, ormai diventata controproducente. [...]
Ci chiediamo, allora, se quest'ondata di lotte in Bosnia e il loro discorso politico anti-particolarista e – come afferma l'autore del primo testo – perfino «neo-titoista», non suggeriscano un'inversione di tendenza rispetto alla dinamica di frammentazione vista all'opera negli ultimi trent'anni in tutta una serie di regioni a bassa intensità di capitali, e puntualmente alimentata dagli interventi militari di USA e NATO. [Dalla Introduzione redazionale]