Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

sabato 21 settembre 2013

Sul concetto di "feticismo"

«Théorie Communiste» 

[…] La questione della relazione tra essenza e forme di manifestazione ci conduce a quella del feticismo.
Quanto abbiamo detto su questa relazione ci porta a non cercare un punto di vista sul feticismo che abbia il privilegio di non esserne vittima e che ci autorizzi a dire: «ecco il feticismo!». È il feticismo stesso che in quanto tale si dà per ciò che è, in maniera interna, ingenuamente, poiché non è un velo che copre la realtà, ma una pratica sociale che definisce la realtà stessa. Concretamente – saremmo tentati di dire empiricamente – le classi sociali e la loro contraddizione non si costruiscono e non si manifestano a se stesse svelando il feticismo, ma grazie ad esso, all'interno del suo movimento (ancora una volta, siamo spinoziani e non cerchiamo l'essere al di fuori dei suoi attributi!).

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lunedì 16 settembre 2013

Sulla presunta ambivalenza del concetto di comunismo

«Théorie Communiste» 

Il termine “comunismo” sembra portare con sé, nel suo utilizzo, un’ambiguità: movimento e risultato. Ma l’ambiguità esiste soltanto per i nostri miserabili cervelli, spontaneamente infettati d’idealismo. 
Ci sarebbero dunque due utilizzi della parola “comunismo” : « Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato o un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. » (Marx & Engels, L’ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1972, pagg. 24-25), e il comunismo come “società”, “comunità”, in breve “come sarà dopo...”, come “risultato”. In realtà, tra questi due “comunismi”, ce n’è uno che esiste e l’altro no. Questa dualità è il risultato di un pensiero completamente folle, che considera da un lato un movimento di produzione, e dall’altro lato il risultato di questo movimento di produzione come fosse una conclusione che si trova già da qualche parte, in attesa. In attesa dell’effettuazione del primo. 

domenica 8 settembre 2013

Dalla Svezia alla Turchia. Disparità nella dinamica dell’epoca delle rivolte

Blaumachen

L’esplosione sociale in Turchia ci obbliga imperativamente a guardare più da vicino quel che succede, quel che si produce, quali sono i nuovi limiti prodotti nel corso di ciò che abbiamo chiamato l’epoca della rivolte e come saranno superati. La combinazione degli eventi in Svezia e in Turchia, il loro incontro nel tempo, conferma l’esistenza di due dinamiche della lotta di classe che evolvono in relativa autonomia. Non possiamo ignorare che l’incontro atteso fra queste pratiche non si annuncia gioioso, poiché esso andrà a porre la questione dei rapporti tra due soggetti che si stanno producendo e che non hanno per il momento un orizzonte comune nella loro attività. La posta dal punto di vista della rivoluzione è come si produrrà, sulla base del loro incontro, il loro necessario superamento: la trasformazione della lotta in misure comuniste contro il capitale, ovvero in una rimessa in causa di tutti i ruoli che costituiscono la società, ovvero in comunizzazione