Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

lunedì 6 agosto 2012

Prefazione a "Il capitale totale"

Jacques Camatte (1970)

[…] Il risultato del movimento totale è quello di produrre una classe universale, un proletariato immenso, proletariato nel senso di insieme di uomini che non hanno alcuna autonomia (vecchio proletariato + nuove classi medie). […] Il capitale ricorre a tutto per impedirne l'unificazione […]
Con tutto ciò, non si tratta di proclamare il fronte unito di tutti i lavoratori, giacché questo porterebbe ad annegare la debole minoranza realmente distruttrice – costituita da coloro che si trovano completamente tagliati fuori dal processo di produzione ed implicitamente affermano il comunismo – nella marea di coloro che non hanno, per il momento, un interesse immediato alla rivoluzione comunista. È solo attraverso lo scontro tra questi due elementi che il secondo potrà essere dislocato sul terreno di lotta del primo; dislocamento facilitato da una crisi del capitale e che – a sua volta – finirà con l’accentuare quest'ultima. È nel corso di questo scontro che si produrrà la coscienza della fase rivoluzionaria.
[…] Nel periodo di dominio formale del capitale, la rivoluzione si manifestava all’interno stesso della società: lotta del lavoro contro il capitale; oggi essa si presenta – e lo sarà sempre più chiaramente – come lotta al di fuori e contro la società stessa. Dal momento che la quasi totalità degli uomini si leva contro il capitale e contro il lavoro, si tratta di una lotta contro il capitale e contemporaneamente contro il lavoro, come due aspetti della stessa realtà. In altri termini, il proletariato deve lottare contro il proprio dominio al fine di potersi negare in quanto classe e, dunque, distruggere sia il capitale sia le classi.