Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

venerdì 29 giugno 2012

Alcuni elementi per meglio comprendere la primavera del Québec

Amer Simpson

In Québec, la crisi economica non si manifesta direttamente. Poiché il tasso di disoccupazione non è schizzato alle stelle come negli Stati Uniti, la maggior parte della gente crede ancora che il Canada se la possa cavare, e quasi tutti pensano che il paese non sia in crisi. Le ragioni per le quali il Canada e il Québec sono in grado di assorbire gli effetti diretti della crisi, non saranno analizzate in questa sede. Ad ogni modo, considerando che la crisi riguarda un capitalismo mondializzato, il Canada e le sue province non sono esentate dall'applicare a loro volta piani di austerità che permettano ai capitali internazionali di rivalorizzarsi e alle imprese finanziarie di rimpolpare le casse. Dunque, sebbene gli effetti della crisi siano stati bene o male ammortizzati dalle politiche governative, gli stessi governi che hanno attuato queste politiche devono ora rendere conto alle grandi istituzioni capitalistiche. L'aumento delle tasse scolastiche fa parte del piano di austerità che il governo di Jean Charest, Primo Ministro del Québec, deve applicare.

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venerdì 15 giugno 2012

«Théorie Communiste»: chi siamo

[...] La questione teorica centrale diventa quindi la seguente: come può il proletariato, agendo in quanto classe del modo di produzione capitalistico, nella sua contraddizione con quest'ultimo, abolire le classi e dunque se stesso, ovvero produrre il comunismo? Qualsivoglia risposta a questa domanda faccia riferimento a una generica umanità che il proletariato conserverebbe, o a un'attività umana esistente sotto la superficie del lavoro, non solo si intrappola da sé in un enigma filosofico, ma ritorna sempre alla necessità di dover affermare che la lotta di classe del proletariato può andare oltre se stessa solo se esprime e afferma qualcosa di più di ciò che è (possiamo trovare un approccio simile nelle attuali formalizzazioni teoriche del “movimento di azione diretta”). L'operaio sudato viene rimpiazzato dall'Uomo, ma il problema non cambia, rimane quello della Aufhebung.

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